mercoledì 26 febbraio 2014

Mi ricordi..

..quella giovane vedova che io chiamavo zia ma che era invece quell'amica della zia a cui i miei mi hanno affidato per farmi studiare in città. In quei giorni di sciopero scolastico l'accompagnavo sempre a far la spesa. E dal barista al fruttivendolo (passando per il macellaio..) non ce n'era uno che non se la volesse scopare. Si potevano udire i commenti delle volte. Però tutti gentili eh? Cortesia spumeggiante ad ogni dove. Ma lei ne era perfettamente consapevole, da sempre immagino. Perfettamente abituata ma inerte. Pure io segretamente avevo una cotta per la "zia". Anche se a 14 anni non sapevo proprio nulla di come fosse fatta una donna. E comunque nascondevo tutto dentro con un certo senso di colpa, soprattutto nei confronti dei suoi due figlioli che erano miei amici ormai. In quelle sere che andavano a calcetto (e io no perchè il calcio mi annoia) all'ora consueta spegnevo la luce e mi coricavo ma non c'era verso che io potessi dormire. Mi giravo, rigiravo, sospiravo. Nel buio della mia stanza sapevo che lei era nella sua, che eravamo soli in casa. Due stanze, stesso buio. E mi piaceva immaginare che anche lei non stesse dormendo. Avrò immaginato chissà quante volte di andarla a trovare, magari con una scusa stupida. Alcune volte sono stato lì lì per farlo davvero.. E mi piace credere che in quelle mattine in cui eravamo soli in casa e lei si prendeva la libertà di indossare quei vestiti smanicati, un po' scollati - scollati anche di giro manica intendo - e senza reggiseno, non fosse solo per libertà, per il caldo..