Sai, ero partito con la voglia di costruire, pensare al futuro, fare dei sacrifici. Ma quando sono arrivato in questa città, mi sono trovato un mondo di superficialità, di vanità, di precarietà, della vita, del tempo. Qui si vive per dei momenti, per una risata, ogni giorno come se fosse l'ultimo, come se il mondo davvero dovesse finire domani.
Io sono felice per aver incontrato questi amici, che riescono sempre a farmi ridere. E sono soprattutto felice del fatto che con loro posso affrontare anche discorsi seri. Nonostante la divergenza di interessi, in realtà abbiamo tantissimo che ci accomuna, perchè siamo esseri umani, siamo fragili, esposti alle avversità della vita. Abbiamo ricordi da raccontare, incertezze per il futuro. E soprattutto abbiamo la sensibilità necessaria per spingerci oltre la superficie di una risata e capire un altro essere umano.
Vivere di ilarità evitando gli argomenti cosiddetti "pesanti" è un po' come sfuggire alla vita stessa, perchè in realtà la vita ha - o dovrebbe avere - significati di consistenza ben superiore alla fugacità della risata del momento. E questo consumismo moderno ci rende invece ciechi, incapaci di vedere, di riordinare le priorità della vita, incapaci di impegnarci, di assumere delle responsabilità. Costantemente scalpitiamo per le nostre libertà, senza renderci conto di quanto invece siamo schiavi. Perchè il sistema ci vuole così, mai paghi di quello che abbiamo, costantemente insoddisfatti, incapaci di procurarci soddisfazioni, se non attraverso i mezzi del consumo e del denaro.
Questo mi ha infuso molta tristezza, perchè al contrario di come pensavo, in realtà, io non posso decidere completamente per la mia vita se non attraverso gli altri e il mondo di cui ahimè faccio parte. Quindi se il mondo attorno a me è così, alla fine io sarò così, la mia permanenza qui sarà così.. Quando a un certo punto lo realizzi, ti arrendi, all'improvviso i tuoi ideali li vedi dall'altra parte del vetro, irraggiungibili. Ed è proprio ciò che sta succedendo a me. Mi sto arrendendo. Mi sto adagiando sulle frivolezze di questa vita cittadina, fatta di risate, luci, cene, uscite. Il giorno, le settimane, i mesi passano secondo un circuito di lavoro (spesso sofferto) che si chiude con una "ricompensa" di natura consumistica, farcita di intrattenimenti e derivati. E io invece avrei voluto arrivare all'ultimo giorno con la consapevolezza di averci capito qualcosa di questa breve esistenza, di essere andato oltre la superficie. Non pensavo sarebbe andata così..