domenica 17 maggio 2009

La domanda madre

Dita innamorate sfiorano le mie spalle per qualche granello di sabbia superstite. Ma dentro di me altre cento ripetono lo stesso gesto. Cento profumi di donna, cento nomi, cento vite parallele vissute si ridestano e si rimescolano all'improvviso in una frazione di secondo. Così, tra le onde e le voci distanti dei balneanti, i ricordi morenti si staccano dalla mia pelle, come granelli di sabbia. Sussultano un'ultima volta per poi disperdersi nel vento. Non li distinguo più, non sono più miei, non sono più me.
Questa cosa che nulla di importante può veramente appartenermi mi sconvolge, mi fa perdere il senso di essere. Io stesso non posso appartenere, e non posso perciò amare. Posso solo abbrutirmi ulteriormente, trasformarmi in un selvaggio, diventare definitivamente solo.
Ecco perchè non posso credere che esisti. Altrimenti dovrei farti la domanda madre: perchè? Perchè io di vite non ne volevo cento, ma una sola, una normale. E non mi hai risposto quando ero ancora un angioletto, come potresti rispondermi adesso che sono diventato un demone bastardo, di ali spezzate e cuore rabbioso..